Martedì al batticuore
Numero per numero, ecco gli scenari possibili per il voto di (s)fiducia
Cosa può accadere il 14 dicembre, martedì prossimo, e quali conseguenze può avere il doppio voto di fiducia nei confronti del governo? Gli scenari, in estrema sintesi, possono ridursi a quattro. 1). Fiducia e resistenza. Silvio Berlusconi ottiene la fiducia sia alla Camera sia al Senato. Il presidente del Consiglio se ne fa forte, dichiara di volere e potere andare avanti; decide di resistere. Fatti i calcoli sulla capacità di tenuta dei numeri, specie alla Camera, il premier apre una trattativa con l’Udc e, in subordine, magari anche con Gianfranco Fini.
13 AGO 20

Cosa può accadere il 14 dicembre, martedì prossimo, e quali conseguenze può avere il doppio voto di fiducia nei confronti del governo? Gli scenari, in estrema sintesi, possono ridursi a quattro.
1). Fiducia e resistenza. Silvio Berlusconi ottiene la fiducia sia alla Camera sia al Senato. Il presidente del Consiglio se ne fa forte, dichiara di volere e potere andare avanti; decide di resistere. Fatti i calcoli sulla capacità di tenuta dei numeri, specie alla Camera, il premier apre una trattativa con l’Udc e, in subordine, magari anche con Gianfranco Fini. Ma lo fa da una posizione di relativa forza politica e psicologica. Al tavolo della trattativa partecipa anche la Lega con la quale il Cavaliere stabilisce i tempi del negoziato con Casini e Fli. Lo scenario contempla naturalmente l’ipotesi che il Cav. impieghi la propria forza per pilotare un ricorso anticipato alle urne, se necessario, o se l’operazione di allargamento della maggioranza dovesse fallire.
2). Sfiducia pre elettorale. Il presidente del Consiglio ottiene un pieno voto di fiducia al Senato, ma viene sfiduciato di poco alla Camera. Si apre formalmente una crisi di governo, di fronte all’impossibilità di costituire maggioranze alternative, il premier si presenta al Quirinale. A quel punto, fatte salve le consultazioni rituali e in omaggio alle proprie prerogative, Giorgio Napolitano si vede costretto a sciogliere il Parlamento indicendo le elezioni.
3). Sfiducia con caccia al Tesoro. Silvio Berlusconi viene sfiduciato e avanza l’ombra di Tremonti. Il presidente della Repubblica apre la fase di consultazioni. Tenta di farsi suggerire un candidato premier gradito al centrodestra ma alternativo a Berlusconi (in prima fila, tra i campioni del governo, c’è Giulio Tremonti; tra i golden boys quarantenni c’è Angelino Alfano); oppure procede lui stesso all’individuazione del candidato premier di centrodestra sottoponendolo alle forze politiche rappresentate in Parlamento. Il Pdl rimane sulla posizione: o reincarico a Berlusconi o voto. Ma la Lega si illumina, rompe il fronte berlusconiano e sostiene una candidatura di Tremonti che trova d’accordo Casini, Fini e non subisce veti da parte del Pd. Che cosa fa Tremonti? Rifiuta e Napolitano passa ad altre ipotesi o scioglie le Camere.
3) bis. Tremonti ci sta. L’ex ministro dell’Economia, individuato da Napolitano, sostenuto dalla Lega, da Casini e da Fini (e via così tra i banchi dell’opposizione) non rifiuta l’incarico. Ma il Pdl non lo sostiene in blocco, si spacca: viene giù l’alleanza storica del centrodestra. Oppure, colpo di scena in stile moscovita: Silvio Berlusconi accetta di sostenere un governo alternativo presieduto da Tremonti e si costituisce tra i due un rapporto paradossale sul tipo di quello esistente Putin/Medvedev. Con il Cavaliere che, da un ministero ultra blasonato, si fa zar protettore del nuovo governo e del nuovo premier. Alleati permettendo.
4). TTB contro il mercato ostile. Silvio Berlusconi viene sfiduciato e si arrangia qualcosa di simile a un governissimo. Aperta la crisi, irrompono gli allarmi del mercato su cui soffiano giornali e speculatori. Il sistema entra in sofferenza acuta e Napolitano deve trovare una soluzione prima della prossima collocazione dei titoli pubblici. Udc e Fli non si accordano con il Cav. e chiudono a un nuovo governo del solo centrodestra. Si apre la strada di una maggioranza di unità nazionale potenzialmente allargata a chi ci sta. E si affacciano i tecnici. Mario Draghi? Mario Monti?
1). Fiducia e resistenza. Silvio Berlusconi ottiene la fiducia sia alla Camera sia al Senato. Il presidente del Consiglio se ne fa forte, dichiara di volere e potere andare avanti; decide di resistere. Fatti i calcoli sulla capacità di tenuta dei numeri, specie alla Camera, il premier apre una trattativa con l’Udc e, in subordine, magari anche con Gianfranco Fini. Ma lo fa da una posizione di relativa forza politica e psicologica. Al tavolo della trattativa partecipa anche la Lega con la quale il Cavaliere stabilisce i tempi del negoziato con Casini e Fli. Lo scenario contempla naturalmente l’ipotesi che il Cav. impieghi la propria forza per pilotare un ricorso anticipato alle urne, se necessario, o se l’operazione di allargamento della maggioranza dovesse fallire.
2). Sfiducia pre elettorale. Il presidente del Consiglio ottiene un pieno voto di fiducia al Senato, ma viene sfiduciato di poco alla Camera. Si apre formalmente una crisi di governo, di fronte all’impossibilità di costituire maggioranze alternative, il premier si presenta al Quirinale. A quel punto, fatte salve le consultazioni rituali e in omaggio alle proprie prerogative, Giorgio Napolitano si vede costretto a sciogliere il Parlamento indicendo le elezioni.
3). Sfiducia con caccia al Tesoro. Silvio Berlusconi viene sfiduciato e avanza l’ombra di Tremonti. Il presidente della Repubblica apre la fase di consultazioni. Tenta di farsi suggerire un candidato premier gradito al centrodestra ma alternativo a Berlusconi (in prima fila, tra i campioni del governo, c’è Giulio Tremonti; tra i golden boys quarantenni c’è Angelino Alfano); oppure procede lui stesso all’individuazione del candidato premier di centrodestra sottoponendolo alle forze politiche rappresentate in Parlamento. Il Pdl rimane sulla posizione: o reincarico a Berlusconi o voto. Ma la Lega si illumina, rompe il fronte berlusconiano e sostiene una candidatura di Tremonti che trova d’accordo Casini, Fini e non subisce veti da parte del Pd. Che cosa fa Tremonti? Rifiuta e Napolitano passa ad altre ipotesi o scioglie le Camere.
3) bis. Tremonti ci sta. L’ex ministro dell’Economia, individuato da Napolitano, sostenuto dalla Lega, da Casini e da Fini (e via così tra i banchi dell’opposizione) non rifiuta l’incarico. Ma il Pdl non lo sostiene in blocco, si spacca: viene giù l’alleanza storica del centrodestra. Oppure, colpo di scena in stile moscovita: Silvio Berlusconi accetta di sostenere un governo alternativo presieduto da Tremonti e si costituisce tra i due un rapporto paradossale sul tipo di quello esistente Putin/Medvedev. Con il Cavaliere che, da un ministero ultra blasonato, si fa zar protettore del nuovo governo e del nuovo premier. Alleati permettendo.
4). TTB contro il mercato ostile. Silvio Berlusconi viene sfiduciato e si arrangia qualcosa di simile a un governissimo. Aperta la crisi, irrompono gli allarmi del mercato su cui soffiano giornali e speculatori. Il sistema entra in sofferenza acuta e Napolitano deve trovare una soluzione prima della prossima collocazione dei titoli pubblici. Udc e Fli non si accordano con il Cav. e chiudono a un nuovo governo del solo centrodestra. Si apre la strada di una maggioranza di unità nazionale potenzialmente allargata a chi ci sta. E si affacciano i tecnici. Mario Draghi? Mario Monti?